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Quando voi avete pagato tutte le forze individuali, non avete pagato la forza collettiva; di conseguenza resta sempre un diritto di proprietà collettiva che non avete acquistato e di cui godete ingiustamente

Pierre Joseph Proudhon
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Libertà ed eguaglianza
Di Sostiene Proudhon (del 26/09/2008 @ 20:21:28, in Massimi sistemi, linkato 790 volte)
Se volessimo grossolanamente declinare il concetto della libertà a partire dalle categorie politiche fondamentali – conservatori o progressisti, comunitari o liberal, destra o sinistra – dovremmo innanzitutto definire la dicotomia fra status quo e cambiamento. Laddove lo status quo (sociale, economico, politico) consiste nell’ordine (pre)costituito (della società, del mercato, del governo) consolidatosi per via di tendenze naturali e contingenze storiche, il cambiamento rappresenta invece l’obiettivo di chi critica l’esistente e intende individuare attraverso l’uso della ragione nuove regole e istituzioni universalmente valide (a prescindere dalle tendenze naturali e dalle contingenze storiche, nei limiti del possibile). Non v’è dubbio che entrambi i processi siano perfettibili e si contaminino l’un l’altro, ma riconosciuta la differenza di fondo possiamo comprendere meglio le rispettive declinazioni della libertà. Nel caso dei conservatori, la libertà coincide con l’esercizio dell’autonomia individuale all’interno della cornice tracciata dallo status quo (usi, costumi, tradizioni, morale); pertanto a tutela giuridica della libertà è sufficiente l’eguaglianza formale. I progressisti, dal canto loro, contestando l’ordine derivato dello/dallo status quo, subordinano la piena realizzazione dell’autonomia individuale (e perciò la facoltà di esercitare pienamente e consapevolemente la propria libertà) al cambiamento e al superamento dell’esistente; diventa preminente, quindi, il perseguimento dell’eguaglianza sostanziale all’interno di un ordine nuovo finalizzato a garantire la libertà per ciascun uomo.

Dalle suddette declinazioni del concetto della libertà scaturiscono gli approcci tipici del conservatorismo e del progressismo: la difesa delle istituzioni tradizionali, i cui argomenti spesso attingono dal giusnaturalismo (ma forse sarebbe più corretto dire dai giusnaturalismi), e la fiducia nel libero mercato, o viceversa l’elaborazione ex novo di un contratto sociale, le cui basi poggiano sul diritto positivo, e la volontà di intervenire nella sfera economica. E’ proprio l’economia, tuttavia, a rappresentare lo snodo più rilevante per la declinazione del concetto della libertà. Se, difatti, le politiche progressiste in campo sociale non impediscono alle istituzioni tradizionali di autoconservarsi e perfino espandersi (si pensi all’introduzione di nuove forme giuridiche di convivenza civile o al consenso informato per i trattamenti terapeutici, entrambe misure che non limitano ma ampliano la gamma dei diritti dei cittadini), quelle rivolte alla sfera economica traducono la propria efficacia mediante strumenti (più o meno) coattivi; ed è vero altresì che, dal punto di vista dei progressisti, la piena realizzazione dell’autonomia dell’individuo è impossibile senza il ricongiungimento di quest’ultimo con i mezzi di produzione (fisici o intellettuali che siano). Si tratta evidentemente di due declinazioni della libertà alternative, escludenti l’una con l’altra.  Il caso della proprietà è certamente emblematico: la capacità d’intervento delle istituzioni sulla proprietà privata misura contemporaneamente i confini dell’autonomia individuale e la divaricazione fra eguaglianza formale ed eguaglianza sostanziale, descrivendo intenzioni ed effetti di politiche rivolte alla mera amministrazione pubblica o di politiche correttive finalizzate alla redistribuzione della ricchezza – per restare su un piano strettamente analitico sto escludendo ideologie non circostanziate dalle condizioni ambientali, come il libertarismo, o viziate da dottrine metafisiche, come il comunismo, entrambe basate perlopiù su di una valutazione morale della proprietà, che prevederebbero misure ben più drastiche.  

Quest’astrazione non rende giustizia alle infinite sfaccettature che hanno connotato il concetto politico della libertà nel corso della storia, così come tace sulle innumerevoli sfumature delle forze politiche protagoniste degli ultimi secoli e interpreti delle istanze di libertà. Tuttavia è utile a rivelare la tensione che, lungo la parabola destra-sinistra, contrappone la conservazione e il cambiamento, la libertà e l’eguaglianza; come ogni modello teorico che si rispetti non pretende di spiegare esaustivamente la realtà ma intende offrire un punto d’appoggio parziale per orientarsi tra i fenomeni del reale e cercare di interpretarli.

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07/09/2010 @ 5.49.53
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