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Quando voi avete pagato tutte le forze individuali, non avete pagato la forza collettiva; di conseguenza resta sempre un diritto di proprietà collettiva che non avete acquistato e di cui godete ingiustamente

Pierre Joseph Proudhon
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Di Sostiene Proudhon (del 30/08/2006 @ 16:26:06, in Politica estera, linkato 570 volte)

«I soldati italiani? Codardi, mangiano meglio di come combattono. I carabinieri poi sono cool nelle loro divise di Armani». Non è il giudizio di un repubblicano sudista avvelenato per aver perso i campi di cotone della sua famiglia durante la guerra civile, e neanche il giudizio di un nero di Harlem che con i mangiaspaghetti di Little Italy combatte un’antica e sanguinosa faida. Sono le parole di uno fra i più importanti centri dell’intellighentia democratica statunitense, il giornale New Republic: allora, forse, non è poi tanto strano che Bush sia stato riconfermato.

Mentre Le Monde applaude la strategia diplomatica del nostro governo al grido di “Forza Italia!” (precisando che è un peccato che Berlusconi abbia confiscato quest’espressione), gli americani non si accontentano di conservare – assieme alla Siria e all’Iran – il reale controllo della zona mediorientale infischiandosene dello sforzo compiuto in Europa per ridare un ruolo credibile alle Nazioni Unite, ma si producono anche in un grossolano attacco nei confronti dell’Italia. Non che si possa fare di tutta l’erba un fascio, ma è indicativo che un giudizio talmente becero sugli italiani e sulle missioni Onu provenga proprio dell’elite democratica. Questo è insieme sia il fallimento della politica della subordinazione che secondo Berlusconi avrebbe rafforzato il nostro legame con gli Stati Uniti ed accresciuto il nostro prestigio internazionale, sia la deriva delle istanze internazionaliste che si infrangono contro il muro dell’unilateralismo americano.

La missione in Libano, oltre a configurare un primo importante successo del governo Prodi proprio nella materia che secondo l’opposizione avrebbe reso manifesta tutta la sua incapacità operativa, è un segnale politico importante per l’Europa e per l’Onu. Il ministro D’Alema, abile artefice di questa manovra diplomatica, non è uno stolto e di certo non si aspetta che le forze di pace inviate in medioriente portino ad un esito risolutivo, anzi, la parte più difficile ancora deve svolgersi. Ma se anche si volesse ragionare su obiettivi a lungo termine, più della singola missione (non è la prima e non sarà l’ultima) conta l’atteggiamento politico che vi è dietro: questo è il motivo per cui se proprio non ci aspettava dai repubblicani un cambio di rotta, quantomeno era lecito confidare nel sostegno e nella legittimazione dell’ambiente democratico. Invece, le possibili critiche lasciano spazio non solo ad un avvilente disfattismo ma anche ad una mortificante e degradante presa per il culo; e tutto ciò ad opera di New Republic, per giunta, un giornale che si è speso non poco a favore delle ragioni di un impegno internazionale.

Nonostante il bersaglio principale sia l’incompetenza italiana, la vera e più importante colpa dell’articolo risiede nel voler sconfessare l’utilità e l’importanza delle missioni Onu. Insomma, se noi siamo disposti a tollerare l’eccezione – come in Afghanistan, dove il comando è in mano alla Nato, o come in Iraq, dove la risoluzione è arrivata postuma – pur di tutelare la regola, loro si infastidiscono se la regola è finalmente applicata in modo corretto. Ne è passato di tempo da quando Wilson, dopo aver ideato la Società delle Nazioni, se ne chiamò fuori, eppure di passi avanti non sembra ce ne siano stati.

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07/09/2010 @ 5.54.19
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