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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Penso che stasera mi travestirò da Papa Ratzinger.
Alle Iene il compito di diffondere e divulgare ciò che i laicisti settari ed elitari sanno già. Tarciso Bertone, vice dell’allora Prefetto della Fede Joseph Ratzinger – siamo nel 2003 – affermava sull’Observer: «A mia opinione, la richiesta che un vescovo sia obbligato a contattare la polizia per denunciare un prete che ha ammesso atti di pedofilia è infondata».
Per quanto possa sembrare fuori di testa, giuridicamente – e solo giuridicamente – Bertone non ha tutti i torti: nel 2005 il giudice distrettuale di Houston, Lee Rosenthal, ha concesso l’immunità ad un prelato coinvolto in un processo per pedofilia a Louisville in quanto appartenente ad uno stato estero (il Vaticano), come da gentile richiesta del Cardinal Sodano. Lo stesso reato di pedofilia è contemplato dal diritto canonico come reato morale, prescrivibile dopo 18 anni dal momento dell’accaduto, ma comunque attinente alla giurisdizione vaticana.
Fatta questa premessa, non stupisce – almeno giuridicamente – che i sette parroci dell’inchiesta di Italia Uno abbiano dato tutti la stessa risposta alla Iena che si è finta madre con figlio vittima di abusi sessuali da parte di ecclesiastici: niente magistrati, niente polizia, si rivolga alla diocesi che a lavare i panni sporchi ci pensiamo noi. Ovviamente, esaurito il piano giuridico della vicenda, rimangono quello etico e morale, e c’è da stupirsi eccome.
Le direttive vaticane in materia sono chiare, che nessuno venga a parlare di mosche bianche e casi isolati: i sette parroci si sono comportati esattamente come loro prescritto dall’ex Prefetto della Fede Ratzinger ed il suo vice Bertone. Eppure, solo qualche giorno addietro, proprio l’attuale Papa si era speso in una dura condanna della pedofilia, senza risparmiarsi di tirare in ballo il clero a suo dire immeritevole dell’impunità quando e semmai scoperto colpevole; che sia possibile, alla luce dei fatti, cogliere un velo d’ipocrisia nelle sue parole? Non perché lo si voglia accusare di amare un po’ troppo i bambini, anzi, gli crediamo sinceramente quando patisce per loro, semplicemente non può permettere che la reputazione e la credibilità degli esponenti della Chiesa vengano meno, ne va della salvezza di milioni di anime la cui fede potrebbe vacillare se si diffondesse un ingiusto sospetto sull’integrità morale dei sacerdoti. Insomma, se non fossimo certi che il papato abbia rinunciato già da un po’ al potere temporale, la chiameremmo senza esitare Ragion di Stato.
Avrebbero dovuto attivarmi internet, per contratto, entro l'undici di questo mese. Siamo al ventiquattro e di Fastweb ancora nessuna notizia: comincio a pensare che ci sia lo zampino di Ruini dietro.
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