Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
E’ difficile rimanere concentrati sul dibattito politico quando hai di fianco Gigi Proietti, seduto sulla poltroncina alla tua destra: lo guardi e ti viene da ridere pensando alla barzelletta del cavaliere nero. Tuttavia hai atteso quieto un’ora (perché si sa, la politica è sempre in ritardo, in tutti i sensi) per ascoltare delle personalità, dei ministri, e cerchi prestare attenzione; senti parlare la Melandri, e ti viene comunque da ridere. Pensi che non è serata. Poi ascolti Veltroni, Cofferati ed il segretario del partito, e ti dici che infondo vale la pena di provare a raccontare cosa si son detti i Ds della mozione Fassino all’incontro di Roma al Teatro Eliseo (12 marzo) organizzato dall’Associazione per il Partito Democratico.
Sala gremita, nutrito stuolo di giornalisti e fotografi, poltroncine riformiste di velluto arancione; sul palco uno striscione gargantuesco che recita lo slogan “Partito Democratico: una necessità, una speranza”, tanto per aggiungere un pizzico di ottimismo (la speranza) all’inquietante sottolineatura dell’ineluttabilità (la necessità) degli eventi. Ha aperto le danze il Senatore Bettini, con un’elefantiaca introduzione in cui ha enumerato tutte (e dico tutte) le virtù catartiche e salvifiche del Pd, dalla freschezza all’interattività alla futuribilità alla rappresentatività. Freccero e la Melandri hanno suscitato entrambi stupore ed ilarità, ma per motivi assai diversi: il primo ha fornito uno spaccato della società (e) della comunicazione decisamente “caimano” (mi si passi l’aggettivazione morettianamente intesa) e colorato, la seconda è stata colorata e basta. I contenuti politici sono arrivati da Veltroni, Cofferati, dal dalemiano Cuperlo (se ci abbandonassimo alla più becera dietrologia commenteremmo maliziosamente la presenza di un vice, ma ben sappiamo che un Ministro degli Esteri ha da pensare alle cose del mondo) ed infine da Fassino: tutti loro hanno celebrato all’unisono quelli che sarebbero, più o meno, i valori portanti e fondamentali dei partiti socialisti e progressisti d’Europa ed in parte dei Democrats americani, salvo dover fare i conti con il contesto italiano. Questi valori, che sono la laicità, il cambiamento, la giustizia sociale, il diritto positivo, la rivoluzione francese (Freccero era incredulo del fatto che le radici cristiane, non menzionate nella costituzione europea, trovassero invece nel manifesto del Pd più spazio del 1789), che ruolo giocano nel cosiddetto riformismo cristiano? Possono essere sacrificati o comunque ridimensionati in nome di una solidarietà (sedicente di sinistra) eterodiretta dal comunitarismo religioso? Sono o no compatibili con la Margherita?
Va dato atto a Fassino di aver risposto a questi interrogativi motivando la propria mozione con grande onestà intellettuale: è vero, il Pd è una necessità, un passaggio obbligato, non è quello che vorremmo, perché se dipendesse da noi, faremmo un partito socialista, con valori socialisti, e programmi socialisti. Certo, la democrazia diretta e la partecipazione, le primarie, sono una bella cosa, ma diciamo le cose per quelle che sono, il progetto del Pd non nasce dall’intenzione di riformare la politica, ma dalla cronica minorità e instabilità della sinistra; siamo stati all’opposizione per mezzo secolo perché eravamo comunisti, è troppo tardi per fare i socialisti ora; abbiamo la responsabilità di offrire al paese uno straccio di sinistra di governo, possibilmente un po’ più decente di quella attuale. Non vediamo altra strada che il Pd.
Cofferati e Veltroni hanno decisamente condiviso le pragmatiche ragioni del segretario, ma il sindaco di Roma, come suo solito, ha saputo indorare la pillola, sostenendo che infondo, perché no, anche se il Pd non è quel progetto rivoluzionario che secondo Rutelli cambierebbe il destino delle sinistre e della dialettica politica del mondo ma è più banalmente un esigenza dettata dai malesseri della sinistra italiana, può comunque costituire l’occasione per fare qualcosa di buono, per aprire la politica alla società civile, e chissà che magari dal basso, con le primarie, il Pd non adotti una linea sostanzialmente socialdemocratica.
Manca un mese al congresso Ds, e non sono da escludere capovolgimenti di fronte: anche se è abbastanza scontato che Fassino ottenga la maggioranza, per portare il partito nel Pd necessita di un largo consenso, ed una vittoria sotto il 75% potrebbe seriamente compromettere i giochi. Dando per buono l’esito del congresso a favore del Pd, non resta che sperare in una forma partito realmente aperta, realmente partecipativa, che consenta alle ragioni del riformismo e del socialismo di partire dal basso – laddove la classe dirigente della sinistra ha storicamente fallito – marginalizzando i fondamentalismi e le chiusure reazionarie di alcune frange della Margherita. Utopia veltroniana? Può darsi, ma intanto Fassino ha incassato gli applausi di Proietti, e comunque non sembrano esserci vie d’uscita. Morale della storia?
'A morale è che ar partito democratico nun glie devi caca’ er cazzo…