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Quando voi avete pagato tutte le forze individuali, non avete pagato la forza collettiva; di conseguenza resta sempre un diritto di proprietà collettiva che non avete acquistato e di cui godete ingiustamente

Pierre Joseph Proudhon
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Sostiene Proudhon (del 28/05/2007 @ 15:43:01, in Estemporanee, linkato 420 volte)
Di questi tempi, ascoltare una jam session del trio PAF sui colli romani, sotto le stelle, con una vista che domina tutta la città eterna, ti riconcilia col mondo.

(Sono esasperato dalla cappa che avvolge questo paese, mi serve una pausa, mi concentrerò sull'università; non perdiamoci di vista)
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Di Sostiene Proudhon (del 23/05/2007 @ 17:47:31, in Politica interna, linkato 493 volte)

Nell’editoriale di oggi su Repubblica, Ezio Mauro, riprendendo il tema sollevato da D’Alema sul Corriere, sostiene che ci stiamo avvicinando al punto di rottura del sistema per la seconda volta in quindici anni, e che se la sinistra non saprà cogliere l’occasione del Pd per riformare sé stessa e la politica, allora «si inseguirà il fastidio popolare crescente, da gregari spaventati, sperando che non si condensi in quell’antipolitica in cui si entra tutti insieme, ma si esce soltanto a destra. Sperando in più di evitare un nuovo collasso e una nuova supplenza, anche perché non sempre il supplente si chiama Ciampi. “Benissimo il Governatore – diceva allora l'avvocato Agnelli – ma ricordiamoci che dopo di lui c'è solo un generale o un cardinale”. I generali non so, ma i cardinali sarebbero anche pronti. Proviamo a dire che non è il caso, perché non ce ne sarà bisogno».

Il riferimento finale al “partito di dio” riflette esattamente la spaccatura annunciata e consumatasi con il Family day, mettendo in evidenza un problema culturale – la questione laica – che, a differenza del periodo di Tangentopoli, grava sull’attuale crisi della politica al pari dell’antipolitica, e che forse costituisce un pericolo ben più realistico e concreto per la vita democratica del paese rispetto al “partito delle procure” paventato all’epoca di Mani Pulite.

Alcune pagine di Pietro Scoppola offrono una lettura dell’irrisolta questione cattolica, che a partire dai Patti Lateranensi ha riconquistato il suo spazio arrivando oggi a lottare per l’egemonia culturale nel paese.

Democrazia e verità: il problema della cultura cattolica

Un problema diverso ma per certi aspetti analogo [al mito della rivoluzione] si pone anche per la cultura cattolica: quale rapporto è possibile fra l’ordine oggettivo di verità cui il pensiero cattolico in varie forma fa riferimento e la dialettica propria della democrazia, fondata sul riconoscimento dei diritti soggettivi, sul confronto libero delle idee e sul principio di maggioranza?

In quello che possiamo definire il modello americano il rapporto fra religione e politica è mediato dall’etica: la vita religiosa nelle sue varie espressioni alimenta e vivifica la vita morale del paese, che rifluisce in forme spontanee nella dialettica politica. Vi è un rapporto fra religione e politica, ma esso non è immediato: l’esperienza etica della gente e del popolo nel suo insieme è l’elemento di mediazione. Religione e politica sono ben distinte: lo Stato è rigorosamente aconfessionale ma la religione, in forme non confessionalmente definite, è riconosciuta fra le sorgenti stesse della vita democratica. L’ordine di verità non è negato; ma è negata la competenza dello Stato a definirlo: il primo emendamento della costituzione americana nega, come è noto, ogni intervento del Congresso in materia religiosa. La democrazia presuppone i diritti del soggetto alla ricerca della verità, non riconosce diritti alla verità in quanto tale. Nelle società europee di tradizione cattolica le cose stanno diversamente: per molto tempo il magistero della Chiesa si ispira a quella concezione di De Maistre alla quale si è fatto cenno. La Chiesa condanna la libertà di coscienza e condanna la democrazia in quanto le vede legate ad una concezione soggettivistica della verità. Solo alla fine dell’ottocento, con Leone XIII, si ha un mutamento di prospettiva: nelle grandi encicliche leoniane si delinea una accettazione della democrazia, ma solo come una delle forme di governo possibili e come strumento per la restaurazione di un ordine cristiano. La Chiesa si dissocia dal legittimismo, ma il futuro cui tende è legato ad un modello di cristianità che deriva come sua fonte da un passato ancor più remoto e del tutto idealizzato. La linea portante del magistero della Chiesa in campo politico-sociale rimane immutata, pur con significativi sviluppi, fino a Pio XII. Solo nel concilio vaticano secondo e in particolare nel documento dignitatis humanae il problema troverà, come è noto, una diversa risposta.

Il dramma della persona spinse Pio XII a dare crescente spazio ai temi nuovi e in particolare al tema della persona umana nella vita sociale. Il primato della persona offre la possibilità di dare un valore morale alla democrazia come forma di governo. Su questa premessa Pio XII potrà prendere posizione, negli anni del dopoguerra, sul tema del comunismo, un tema destinato a dominare la seconda fase del suo pontificato cosi come la guerra aveva dominato la prima.

[…] La crisi del mondo moderno è ricondotta alla sue radici filosofiche, all’abbandono cioè dei due principi fondanti dell’ordine sociale: Dio e la persona umana. La ricostruzione doveva ripartire da questi due poli, che si saldano nella visione di Pio XII nell’idea di ordine naturale, un «ordine universale, oggettivo e assoluto, che è la proiezione della volontà di Dio ed è, insieme, la garanzia della persona e dei suoi diritti». L’azione dello Stato è soggetta a questo ordine naturale: «lo stesso ordine assoluto degli essere e dei fini che mostra l’uomo come persona autonoma, vale a dire soggetto di doveri e diritti inviolabili, radice e termine della vita sociale, abbraccia anche lo Stato come società necessaria rivestita dell’autorità senza la quale non potrebbe esistere né vivere.»

La necessità di un ordinamento giuridico, entro il quale i diritti della persona siano riconosciuti e garantiti è ulteriore elemento della costruzione dottrinale di Pio XII. Cosi il papa recupera l’idea fondamentale della tradizione liberaldemocratica di stato di diritto, ma entro la concezione organica e la visione metafisica della società, propria della dottrina sociale cattolica tradizionale. La Chiesa cattolica ha in questa visione un compito direttivo: garantire il quadro teorico, promuovere la formazione di individui, cittadini e governati consapevoli delle loro responsabilità e giudicare le realizzazioni storiche. La civiltà cristiana si attua appunto quando queste realizzazioni sono conformi ai valori di cui la Chiesa è garante ed interprete.

Il punto che il magistero di Pio XII raggiunge è il più coerente e il più avanzato possibile entro le categorie filosofiche e le premesse culturali della tradizionale dottrina sociale della Chiesa. Ma, appunto, entro quelle categorie: esso cioè rimane interno alla cultura dell’antimoderno e del giudizio negativo sui processi di secolarizzazione (intesa qui nel senso classico, come affermazione di autonomia dei diversi ambiti della esperienza umana).

La dimensione entro la quale si muove il magistero di Pio XII, nonostante la flessibilità della nozione di civiltà cristiana, è sostanzialmente – come in tutta la dottrina precedente – atemporale, l’ordine naturale che esso propone è definito per via di ragione oggettiva fuori dalle tensioni della storia. Il compito della Chiesa rispetto alla funzione direttiva cui si è fatto cenno lascia ben poco spazio alla dimensione escatologica del messaggio cristiano e della Chiesa stessa.

Il rapporto stesso con la democrazia ne risulta alla fine incrinato, in quanto la democrazia non può assumere che una funzione strumentale rispetto a un ordine già definito e non può diventare essa stessa, attraverso la dialettica e il conflitto delle diverse forze e realtà sociali, la via della scoperta e della verifica di nuove dimensioni di umanità.

[…] Dunque, in tutte le aree culturali e politiche il problema della democrazia non era scontato: la democrazia italiana rinasce senza potersi rifare a un sicuro patrimonio di esperienze e valori culturali comuni. Da un lato la speranza della rivoluzione e dall’altro l’idea di un ordine oggettivo di verità e giustizia introducono nella rinascente democrazia italiana forti tensioni utopiche che danno calore alla vita politica e creano forti motivi di appartenenza e di mobilitazione, ma rendono anche più difficile e incerto il funzionamento dei meccanismo della democrazia. La democrazia italiana rinasce per così dire squilibrata verso il suo elemento utopico a danno dell’elemento funzionale.

(Pietro Scoppola, La repubblica dei partiti, ed. il Mulino 2006)

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Di Sostiene Proudhon (del 23/05/2007 @ 03:41:19, in Estemporanee, linkato 486 volte)

Una splendida lezione di filosofia dell’intellighentia partenopea sulla natura delle cose. Al problema dell’oggettualità sollevato da Massimo Adinolfi, Castaldi risponde distinguendo popperianamente i fatti dagli artefatti, spiegando cioè che i primi, oggetti inafferrabili veri o falsi che siano, non possono che essere filtrati e interpretati attraverso le gestalten della percezione soggettiva, e perciò ricondotti esclusivamente, per metodo, alla dimensione individuale. Avrei voluto esserci.

(questa valga anche come risposta per Formamentis che si chiedeva come la blogosfera napoletana stesse affrontando l’emergenza rifiuti; dimostrando la non veridicità dell’oggettualità della spazzatura il napoletano risolve il problema con filosofia)

(grazie al cameraman Nardi, che ho implicitamente compreso fra i Maestri, per aver divulgato questa perla)

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Di Sostiene Proudhon (del 17/05/2007 @ 14:04:03, in Il testamento di Tito, linkato 454 volte)
Noi avevamo già spiegato perché Ratzinger potrebbe essere accusato di aver abusato del suo potere diplomatico al fine di osteggiare la giustizia ordinaria nei casi di pedofilia che riguardano il clero cattolico. Ma, si sa, l'informazione orizzontale fatica ad affermarsi, soprattutto in Italia. Oggi Repubblica fa rimbalzare l'inchiesta sui crimini sessuali e il vaticano trasmessa dalla BBC, segnalando che su internet si è acceso un sentito dibattito intorno alla vicenda - non certo grazie ai media tradizionali o al servizio pubblico, ma grazie alla rete e a Google Video. La Rai avrebbe mai il coraggio, non di realizzare, ma almeno di mandare in onda un'inchiesta del genere?

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Di Sostiene Proudhon (del 14/05/2007 @ 01:26:21, in Estemporanee, linkato 485 volte)
Grazie a Jinzo ho scoperto uno sito che consente di verificare, con apposito test, la fruibilità del proprio blog in Cina. Sia io che lui, evidentemente, siamo passati sotto la mannaia censoria del governo cinese; è una sensazione entusiasmante, da domani potrò vantarmi con le ragazze di essere un nemico politico di Pechino.

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Di Sostiene Proudhon (del 11/05/2007 @ 22:05:30, in Estemporanee, linkato 422 volte)
Rubo il titolo a Troisi per giustificarmi della mezz'ora di ritardo. Da adesso di fiammelle a difesa della ragione, dell'amore e della tolleranza ce n'è una in più.

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Di Sostiene Proudhon (del 11/05/2007 @ 17:27:17, in Il testamento di Tito, linkato 1267 volte)

Le manifestazioni del 12 maggio a Piazza Navona e Piazza San Giovanni rappresenteranno la contrapposizione che tutti, a parole, dicono di voler scongiurare o superare – quella fra laici e cattolici. L’oggetto del contendere va ben oltre la mera disputa sui Dico, che pure riveste una discreta importanza nei confronti delle coppie di fatto (qualunque sia il loro sesso) e nei confronti dell’Europa. Dietro il richiamo al monolite della famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio, si cela una battaglia culturale il cui livello si è alzato sensibilmente con il papato di Ratzinger e che, probabilmente, vedrà domani il suo apice. Gli organizzatori del Family Day contestano tale visione, sostenendo di non volere lo scontro e di fondare le proprie rivendicazioni in difesa della famiglia su argomentazioni laiche; sarebbero, semmai, i laicisti ad essere colpevoli delle tensioni e della contrapposizione laici-cattolici, pervasi dal furore ideologico relativista. Persiste, quindi, un equivoco di fondo tra le parti sul senso da dare al valore della laicità, la cui diversificata interpretazione produce i feticci del “laicismo radicale” e della “sana laicità”, impedendo una dialettica che poggi su di un terreno comune.

In realtà, qualunque tentativo di misurare la gradazione laicale di un’argomentazione è assolutamente vano, poiché la laicità non è un valore misurabile o sindacabile ma un assunto metodologico proprio di un sistema democratico, dunque imposto ad ognuno degli attori di quel sistema e condiviso in particolare da quegli attori che partecipano all’elaborazione di una teoria della libertà. Non trattandosi di una questione di merito ma di metodo, è logicamente impossibile esprimere una valutazione marginale che distinguerebbe una laicità debole e una laicità moderata e una laicità aggressiva; l’unico atteggiamento logicamente possibile – il piano della realtà, nella sua ovvia complessità, può sfuggire all’interpretazione logica, sebbene sia doveroso ricordare come democrazia e Stato di diritto si fondino sulla logica e sulla sua accettazione – è la condivisione, o, in alternativa, il rifiuto. Il secondo caso presuppone, però, una negazione della libertà democratica (la libertà di ciascuno) in favore di una libertà diversa (che può essere quella corporativa, confessionale o razziale) o una negazione della libertà in toto a sostegno di un valore alternativo. Non ci sono strumenti, a maggior ragione per un relativista, in grado di classificare le teorie della libertà ed in generale i valori secondo un criterio di giustizia che risulterebbe assolutamente arbitrario; si può al contrario osservare, però, che chi sostenga di aderire ai principi democratici di libertà ed uguaglianza non possa non adottare la laicità come metodo, prima ancora che come valore puramente soggettivo, pena la contraddizione logica e metodologica con il sistema di riferimento. Ogni richiamo ad una laicità attenuata, moderata o sana che sia è, pertanto, una mistificazione di una regola del gioco – la neutralità delle istituzioni e della politica rispetto alle confessioni e alle questioni etiche – alla quale in nessun modo potrebbe sostituirsi una mediazione tra valori concorrenti.

Di conseguenza, la doppia laicità non è altro che la foglia di fico per mascherare la religiosità di determinate argomentazioni a sostegno della famiglia tradizionale come su altri temi etici e sociali; per religiosità non s’intende necessariamente una confessione religiosa bensì una dimensione metafisica, sia essa cattolica, cristiana, musulmana, stoica, romantica, puritana, jedi o altro, che pretenda nonostante la sua dogmaticità di determinare cosa sia giusto e sbagliato e di imporre una condotta morale collettiva, nazionale o meglio ancora universale. Tali argomentazioni sedicenti laiche contenute nel Family Day, infatti, sono accomunate dall’assioma del diritto naturale, che nella testa degli apologeti della famiglia naturale pretende perfino di prescindere dalla dicotomia con il diritto positivo. Finché manifestazioni del genere continueranno a fondare la propria verità e giustizia su leggi di Stato vincolanti piuttosto che sulla norma sociale e sulla persuasione, non solo paleseranno la loro intrinseca debolezza ma alimenteranno lo scontro fra laici e cattolici, perché dimenticano che in democrazia prima di essere cattolici, cristiani o atei, si è innanzitutto laici.
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Di Sostiene Proudhon (del 09/05/2007 @ 15:19:45, in Frammenti, linkato 465 volte)

Tratto da Comizi d'amore
di Pier Paolo Pasolini (1964)
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Di Sostiene Proudhon (del 08/05/2007 @ 22:21:14, in Estemporanee, linkato 396 volte)
Formigoni in Gran Bretagna, Mastella in Svezia, Binetti in Canada, Casini in Spagna, Giovanardi in Olanda. Vent'anni di esilio in paesi civili, questa la punizione che vorrei per la loro intolleranza, e quando saranno di ritorno, solo allora ascolterò cosa hanno da dire su Dico e famiglia.
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Di Sostiene Proudhon (del 03/05/2007 @ 00:51:09, in Estemporanee, linkato 419 volte)
Solidarietà ad Andrea Rrivera, Giovanni Nuvoli, Mariotto Segni e Romano Vaccarella. Sono proprio tempi duri.
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09/09/2010 @ 22.39.37
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