Immagine  
"
Quando voi avete pagato tutte le forze individuali, non avete pagato la forza collettiva; di conseguenza resta sempre un diritto di proprietà collettiva che non avete acquistato e di cui godete ingiustamente

Pierre Joseph Proudhon
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Sostiene Proudhon (del 27/12/2007 @ 20:42:40, in Lettere, linkato 639 volte)
Onorevole Binetti,
mi prendo la libertà di scriverle, raccogliendo volentieri l’invito che lei rivolge dal suo sito. Le scrivo come libero cittadino, sicuro di trovare nella sua persona un’interlocutrice aperta al dialogo. Le scrivo come libero cittadino prima di ogni altra cosa, affinché lei mi possa rispondere come parlamentare e mia rappresentante prima di ogni altra cosa; se non fossero queste le condizioni, infatti, non avrei titolo per disturbarla e per avanzare alcun tipo di domande o richieste. Fatta questa premessa, posso finalmente qualificarmi - lei non ne ha la necessità - come uno studente universitario (la cui firma sarà apposta in calce alla fine della lettera) molto preoccupato per lo stato di salute della vita pubblica del nostro paese. Vado a spiegarle perché.
Non sono credente e non ho l’autorevolezza per obiettarle difetti di coerenza nella dottrina cattolica, anche se a volte mi pare, da profano, che i cattolici impegnati in politica vogliano sottrarre gli uomini al libero arbitrio (che ricordavo essere una prerogativa del cristianesimo) obbligandoli per mezzo della legge civile a non infrangere la legge divina («Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio» si legge anche nel recente documento stilato dal Pontificio consiglio per la famiglia). Sono però, come ho già detto, un libero cittadino e in quanto tale sento invece di possedere l’autorevolezza necessaria per discutere non solo delle nostre leggi e della nostra costituzione, ma anche dell’ordinamento costituzionale e dei princìpi che lo infondono - che è cosa ben diversa e superiore. E dunque, le chiedo di rendermi conto della sua attività di parlamentare.
La laicità, riconosciuta dalla Corte Costituzionale come principio supremo del nostro ordinamento, non può che essere intesa come la neutralità delle istituzioni rispetto alle dottrine metafisiche (religiose ma non solo). Essa infatti presuppone che, da quando l’uomo decise di "uscire dallo stato di minorità autoimposto" (per usare le parole di Kant), ogni legge e ogni istituzione e ogni ente atti ad occupare lo spazio pubblico di un popolo debbano necessariamente trovare una giustificazione razionale comprensibile (non per forza condivisa) da ogni individuo di quel popolo. Di conseguenza la laicità non può costituirsi come mediazione fra posizioni dominanti o distinguersi come laicità "mite" o laicità "estremista": essa deve interpretarsi come un metodo, una regola che o si da o non si da.
Mi rivolgo a lei perché eletta tra le fila della coalizione che ho sostenuto e perché membro più rappresentativo del movimento Teodem: le opinioni, le proposte, le iniziative e le attività (si badi bene, mi riferisco solo ed esclusivamente a tutto ciò che sia riconducibile alla funzione parlamentare) che lei e il gruppo di cui fa parte propugnano, seppur tutte legittime, non sono compatibili con il nostro ordinamento e deviano sottilmente dai suoi princìpi.
Alcuni cattolici impegnati in politica contrastano l’istituzione dei Pacs richiamandosi all’indispensabile funzione sociale della famiglia naturale; tesi discutibile per quanto mi riguarda, ma che prende le mosse da argomenti tutto sommato "laici", valutabili nel merito tanto dal credente come dal non credente. Lei e i Teodem, al contrario, dichiarate esplicitamente le ragioni costitutive della vostra azione politica, fondata su convinzioni di tipo metafisico - è il caso dell’istituzione dell’eutanasia che voi non ammettete, negando così la volontà stessa e il libero arbitrio dell’individuo sulla base di un principio “non negoziabile”: questo tipo di ragione non solo non può essere condivisa ma non può essere nemmeno presa in considerazione da un non credente, poiché deriva da un sistema di valori metafisico (rispettabilissimo) che non gli è proprio.
Mi spingerò ben oltre il dovuto: è lecito attendersi che lo Stato modifichi il proprio ordinamento e si informi su quelli che sono i "princìpi" non negoziabili di una maggioranza o una minoranza che sia, così come alcuni Stati mediorientali vengono più o meno informati secondo i dettami della Sharia islamica, ma è necessario allora, per coerenza e rispetto verso chi elegge la propria assemblea rappresentativa esercitando una prerogativa costituzionale, palesare la propria estraneità ad una parte essenziale di quella stessa costituzione e pronunciarsi pubblicamente per un superamento della laicità epistemologicamente e costituzionalmente intesa. Non mi fraintenda, io non intendo “relegare” con la forza la religione e la religiosità alla sfera privata; le istanze religiose potrebbero comunque influenzare la vita pubblica informando la vita sociale del paese, se ne avessero la forza (e allora nessuno chiederebbe l’eutanasia, come invece avviene clandestinamente ogni giorno, non perché proibita dalla legge ma per una libera, cosciente e convinta scelta individuale). Ma una cosa sono le leggi sociali, un’altra il diritto, le leggi civili.
Trarre le conseguenze di questa mia lettera significherebbe modificare la propria condotta parlamentare o dimettersi dal proprio ruolo istituzionale; non sono né tanto ingenuo né tanto presuntuoso da aspettarmi una cosa del genere. Ricevere una sua risposta alle mie obiezioni, però, potrebbe magari aiutarmi a comprendere cosa la spinge ad agire dandomi l’impressione che tradisca, di più ogni giorno che passa, il mandato che le ho affidato.

Rispettosamente
Mario Trifuoggi
Articolo (p)Link Commenti Commenti (20)  Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di Sostiene Proudhon (del 22/12/2007 @ 19:38:00, in Estemporanee, linkato 1098 volte)

In questo momento mi sento un po’ come Homer Simpson quando, volendo fare il bagno alla sua adorata aragosta domestica, finisce involontariamente per lessarla e ne celebra il funerale gustandosela in un brodo di lacrime sincere. La questione dell’aragosta è uno di quei dilemmi morali di fronte ai quali alzo le mani; infondo dentro di me nutro il sospetto che, affinché il Sol dell’Avvenir sorga per intero, bisognerebbe edificare una società vegetariana (o quasi). Eppure l’aragosta è così buona. E poi senza l’aragosta Woody Allen non avrebbe potuto girare quel capolavoro di “Io e Annie”. Sì, infondo cucinare l’aragosta è un male necessario. Anche se non è escluso che la mia opinione cambi quando sentirò le chele raschiare disperatamente sulle pareti della pentola con l’acqua bollente. Davvero non so come rapportarmi alle ragioni dell’aragosta; riparliamone dopo cena per favore, che a stomaco pieno si ragiona meglio.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (3)  Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di Sostiene Proudhon (del 22/12/2007 @ 02:05:16, in Estemporanee, linkato 419 volte)
Technorati Profile (scusate, ma come Woody Allen io ci arrivo sempre in ritardo...)
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di Sostiene Proudhon (del 20/12/2007 @ 09:22:02, in Politica interna, linkato 425 volte)

La storia delle riforme cosiddette strutturali è una storia infelice. Dalle bicamerali di Craxi e D’Alema, dal federalismo di Bassanini, passando per i referendum di Segni fino ad arrivare ai colpi di maggioranza di Berlusconi sconfessati dal popolo sovrano (cidiellini compresi), le riforme sono sempre quelle ma nessuno le riesce a fare come si deve. Chi scopre il fianco e si fa intortare, chi è velleitario, chi non sa dialogare. Manca la cultura nel paese, prima ancora che nella classe politica; si tratti di riforme istituzionali o economiche, il mantra della modernizzazione è rimasto tale da trent’anni ormai. Oggi Veltroni ci vuole riprovare, vuole rompere il tabù, e per questo stringe mani a destra e a manca (soprattutto a destra, visto che la sinistra, appunto, manca); si dimostra pronto a pagare qualunque prezzo pur di realizzare la condicio sine qua non è impossibile per chiunque far bene al governo – poco ci manca che invece di una bicamerale metta su una tricamerale estesa ai vescovi. Buona fortuna, ci riuscisse non staremmo certamente qui a lamentarci, ma nel frattempo ci consenta il sindaco d’Italia una discreta dose di scetticismo, soprattutto a giudicare da come sta gestendo la costituzione del Partito democratico.

Pare che anche a Veltroni come agli altri prima di lui sfugga un punto cruciale, fondamentale a prescindere dal progetto di modernizzazione da porre in atto, e cioè la succitata cultura. Chi più chi meno, nessuno sembra afferrare l’importanza della cultura civile del paese, come se bastasse un do ut des parlamentare per imbastire una nuova costituzione (che sia materiale e non solo formale) o per intervenire sul sistema economico del paese. Sarà forse un retaggio marxista del (centro)sinistra, inconsciamente ancora convinto che nell’equazione sociale siano le condizioni economiche la sola variabile indipendente, matrice di struttura e sovrastruttura nella società, e sarà forse un retaggio populista (per non dire di peggio) della destra che ha spesso strumentalizzato la cultura in funzione della propaganda, non sapendo che altro farci: sta di fatto che della gramsciana egemonia culturale non v’è rimasta traccia, ha voglia Berlusconi di straparlare di gangli e case matte (infondo, pure nei tempi che furono, a dominare erano soprattutto torri d’avorio, cristallizzate nella mitologia comunista), e oggi sono tutti pronti a sacrificare le battaglie per i diritti civili e le libertà individuali sull’altare della modernizzazione. Come se la modernizzazione fosse possibile senza secolarizzazione. Il vizio antico della sinistra si riaffaccia alle porte del Pd; mediano sui diritti civili pur di arrivare in alto – anche se poi non ci arrivano mai.

La centralità della cittadinanza (Zapatero insegna) dovrebbe costituire la priorità di qualsivoglia riformista italiano. Fino a quando il cittadino non soppianterà il fedele, il tassista, l’avvocato, il sindacalista, il camionista, il burocrate o l’imprenditore, fare le riforme resterà un’utopia; gli individui ricoprono contemporaneamente ruoli sociali diversi e le società si compongono di numerosi corpi talvolta in contrasto fra loro, ma di fronte alla ragion pubblica – che occupa uno spazio ben distinto dalla sfera privata – dovrebbe prevalere in ogni uomo il principio di cittadinanza. Un processo chiamato secolarizzazione; senza di essa l’uomo non si sarebbe emancipato dalla soggezione all’autorità e la democrazia non esisterebbe. I diritti civili non sono un vezzo progressista o un capriccio radicale, sono le fondamenta sulle quali si informa la cultura di una società. E la società italiana, prima sospinta dai fascisti verso il corporativismo e poi stretta per troppi anni nella morsa delle due chiese (entrambe intente a far proseliti emarginando le minoritarie componenti laiche), avrebbe davvero bisogno di (ri)costruire un principio di cittadinanza. Tutte le riforme passano da qui.

Oggi, con colpevole ritardo, la Cosa Rossa vede nitidamente lo spazio politico lasciato vuoto dai laici, ma è sempre stata prerogativa dei dirigenti comunisti passati e presenti mortificare l’importanza di certe istanze dinnanzi al totem della lotta di classe, del conflitto sociale. Ora, che abbiano imparato o no la lezione, poco importa: le forze egemoni della politica e della società italiana non sembrano affatto intenzionate a sciogliere questi nodi, anzi, sembrano accontentarsi dello status quo, incapaci di comprendere che per quanto siano buoni i semi di una riforma, non germoglieranno senza prima aver preparato un terreno fertile. In Italia la secolarizzazione si deve ancora compiere; fino a quel giorno la modernizzazione resterà una chimera.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di Sostiene Proudhon (del 19/12/2007 @ 01:00:01, in Estemporanee, linkato 404 volte)
Conoscendo un po' di storia e di diritto delle organizzazioni internazionali, non dovremmo lasciarci prendere da facili e retorici entusiasmi. Ma non mi riesce di essere realista in un giorno come questo. E forse è meglio così.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di Sostiene Proudhon (del 15/12/2007 @ 19:17:52, in Estemporanee, linkato 420 volte)
Che c'è? Non c'è niente da leggere, sto solo smanettando con i feed.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (3)  Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di Sostiene Proudhon (del 15/12/2007 @ 18:29:11, in Il testamento di Tito, linkato 521 volte)

«Siamo in tanti (credo) a seguire con qualche apprensione la stesura dello Statuto del partito democratico. Le anticipazioni dei giornali parlano di un testo-base piuttosto generoso con la “rilevanza nella sfera pubblica” delle religioni e della spiritualità. E fin qui – come dire – ci abbiamo fatto il callo da un bel pezzo. Ma le antenne, almeno le mie, si drizzano quando leggo che “la famiglia è il ruolo relazionale, formativo e affettivo primario”, dove si sviluppa la “dignità della persona”. Mi chiedo: quale famiglia, delle tante, e differenti, oggi sul campo? E a questo “ruolo primario”, visto che conosco i miei polli, devono corrispondere agevolazioni di legge, e finanziarie, che trascurano e discriminano le non-famiglie , o le famiglie non abbastanza famiglie, o anche i singoli individui che non appartengono a nessuna famiglia, e poveracci devono badare da soli allo sviluppo della “dignità della persona”?
Ci si augura che le ottime persone che stanno lavorando allo Statuto sappiano che se rimangono in piedi questo e altri equivoci, il cammino del Pd sarà molto accidentato. E che leggeremo fino all’ultima riga le notizie sullo Statuto anche se finiranno a pagina 40 dei quotidiani».

L’amaca di Michele Serra
La Repubblica
, 15 dicembre 2007

Se il partito progressista a vocazione maggioritaria che aspira al governo dell’Italia smarrisce la bussola dell’universalità del diritto e della ragione, riducendosi a mediare con chi pretende di parlare per conto di Dio (ma di fatto scendendo a patti col Diavolo), vuol dire che non la cultura di sinistra bensì la cultura democratica ha perso la propria egemonia nella vita pubblica del paese. Fossi un costituente del futuro Partito democratico sentirei l’obbligo morale di rimettere questo Statuto ai suoi commissari, se non addirittura di destituire l’intera commissione. Mandare Kant in soffitta non è una soluzione per superare gli steccati del novecento, piuttosto è il modo per riedificare quelli del settecento.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (3)  Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1



Titolo






 

Add to Technorati Favorites




Cerca per parola chiave
 


07/09/2010 @ 4.56.55
script eseguito in 78 ms