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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Magistrale, geniale, surreale, surrenale. Non perdetevi l'ultimo di Malvino.
Per un attimo, mettiamo da parte il dilemma morale che soggiace al discorso sull’aborto. Perché il dilemma esiste. Al contrario di ciò che pensano alcuni conservatori, noi progressisti non abbiamo trovato una soluzione morale alla problematica dell’aborto – piuttosto evitiamo di imporre una verità che non c’è – e tantomeno liquidiamo l’argomento ad una mera questione di libertà individuale – ma non pretendiamo di sottrarre alla donna la sovranità sul suo corpo. Lo stesso Bobbio, apostrofabile come un laicista radicale visti i tempi che corrono, pur giudicando l’aborto un male necessario ammise di aver fallito nella ricerca di un argomento filosofico che lo giustificasse. Lasciamo da parte, però, il dilemma morale, e concentriamoci sulla politica.
La moratoria sull’aborto lanciata da Ferrara è rimasta a cuocere sul fuoco per lungo tempo. Non è necessario evocare lo spettro di una macchinazione o di un inciucio: l’offensiva trasversale sulla 194 era prevedibile, si potevano già intravedere i primi segnali da un paio d’anni a questa parte, da quando il cattolicesimo impegnato in politica è ritornato ad occupare un ruolo centrale ed egemone nella cultura civile e sociale del paese (complice l’assordante silenzio culturale della sinistra). Era solo questione di tempo, prima o poi la Reazione avrebbe ingaggiato lo scontro frontale con l’istituto simbolo delle conquiste civili in Italia. E’ una prova di forza notevole e forse un po’ ardita: molto probabilmente, se si svolgesse domani un nuovo referendum sulla 194, la fazione pro-choiche riconfermerebbe la vittoria, e questo lo sanno anche i cattolici. La moratoria, però, più che un vero progetto politico vuole essere un segno dei tempi, vuole affermarsi come il prototipo del nuovo modo di concepire il rapporto tra religione e politica – un rapporto di forza, ormai, perché regolato dalla forza della parti in campo e non più dal principio di laicità.
Proprio in virtù della sua potenza culturale, la moratoria sull’aborto è irricevibile a prescindere dalle sue prescrizioni effettive. E’ irricevibile perché sconfesserebbe definitivamente il senso della laicità, un principio talmente debole e disgregato in questo paese da non riuscire a difendere le minoranze dalla discriminazione. Ma è soprattutto irricevibile perché i suoi autori, preferendo l’etica dei princìpi all’etica delle responsabilità, diventano i principali fautori dell’aborto: lo diventano quando promuovono l’astinenza e deprecano la contraccezione, quando reprimono la sessualità, quando condannano il preservativo e accusano la pillola, quando fanno disinformazione nelle scuole e osteggiano l’educazione sessuale. Tutto nel nome di princìpi che si riducono a mera testimonianza e i cui effetti vanno nella direzione opposta. Fino a quando quest’atteggiamento ipocrita perdurerà, nessuna moratoria potrà legittimare questi signori a darci lezioni di morale, ancor meno di moralità.
Ha detto bene Titollo. Già ci vuole uno stomaco di ferro per sopportare l’impasse del Pd sui diritti civili, ma addirittura una regressione non sarebbe tollerabile. Meglio chiarirlo fin da subito.
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