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Quando voi avete pagato tutte le forze individuali, non avete pagato la forza collettiva; di conseguenza resta sempre un diritto di proprietà collettiva che non avete acquistato e di cui godete ingiustamente

Pierre Joseph Proudhon
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Sostiene Proudhon (del 25/03/2008 @ 13:39:29, in Non classificato, linkato 537 volte)

Che personaggi del calibro di Volontè sentano l’irrefrenabile bisogno di esprimersi in senso proibizionista e autoritario, qualunque sia il fenomeno sociale in questione – nel nostro caso i rave party – non ci stupisce, e non ci sprecheremmo nemmeno a rispondergli. Ma quando un Michele Serra si sente in dovere di giudicare l’accaduto al rave di Segrate, poiché i suoi giudizi sono tenuti in debita considerazione, anche noi riteniamo opportuno dire la nostra.

Fatta salva l’obiettività dell’informazione e la reperibilità delle fonti (qui l’articolo pubblicato da Repubblica), potremmo così riassumere il pensiero di Serra: ieri i rave erano legati alla protesta, alla voglia di cambiamento, alle istanze politiche, invece oggi sono contenitori vuoti, riti consumati e stantii, parodie del tutto prive del loro senso originale. Sono, in definitiva, “un baccanale triste”, simbolo della “sconfitta delle controculture giovanili”. Vero, non mi sento di dargli torto: certamente i rave non hanno più quella connotazione politica tipica della protesta giovanile, sono piuttosto eventi-sintomo dell’alienazione giovanile, almeno per quel che riguarda il contesto italiano. Quella di Serra, però, a differenza della mia, non è una constatazione ma una considerazione carica di giudizi di valore: non una requisitoria, ci mancherebbe, ma un accorato monito alle “migliaia di ballerini tristi” che hanno perso la capacità di confrontarsi con la realtà e hanno smarrito il ruolo sociale (pur deviante o alternativo) che compete loro. Il punto è che Serra, non indicando esplicitamente le cause della deriva da lui denunciata, finisce forse involontariamente con lo scaricare tutte le responsabilità sui giovani, sugli alienati, o almeno la sua accusa – giusta – cade nel vuoto

Qui mi sento di rispondergli, perché avere vent’anni in Italia non è facile. Non è facile, per un ventenne, vivere un paese imbalsamato, immobile, magari mentre in Spagna, dove tutto è in movimento, la rifondazione democratica è riuscita per davvero grazie all’alternanza di socialisti e popolari e oggi Zapatero riempie le piazze (di pro e di contro), prende posizioni, provoca fratture. Non è facile, per un ventenne, vivere in un paese che al compromesso storico ha sostituito il compromesso sul conflitto d’interessi, un paese che insomma vive e si regge sui compromessi (nel senso deteriore del termine); svegliarsi sapendo che oggi non succederà niente, che non c’è fermento, che non ci sono prospettive, che la società è ferma, non è una bella sensazione per un ventenne, tanto più che i vent’anni passano in fretta, e o ce ne andiamo in Spagna o ci rassegniamo ad essere giovani nel periodo più triste dell’Italia.

Un po’ scherzando e un po’ recriminando mi verrebbe da dire che la generazione di Serra ha avuto tutto, e non ci ha lasciato niente; loro hanno avuto i Pink Floyd, i Doors, i Gaber e i De André, magari a Woodstock non ci sono andati proprio tutti però hanno fatto il ’68 e si sono liberati. Hanno cambiato la società, ma ci hanno lasciato la stessa politica – cause di forza maggiore? Il bipolarismo internazionale? Era impossibile percorrere la strada dell’alternativa, Berlinguer non aveva altra scelta che chiudersi nel compromesso storico? Chissà, sta di fatto che, nel frattempo, la generazione di Serra ha tardato ad aggiornarsi, e quand’è caduto il Muro si è fatta trovare impreparata. Siam passati dunque da un eccesso all’altro, dall’asfissiante imbrigliatura ideologica marxista al vuoto cosmico del pragmatismo e del mercatismo fini a sé stessi. Non è un caso che Zapatero non faccia parte del patrimonio politico del Partito Democratico, ma non sia nemmeno ascrivibile all’altra sinistra, quella radicale – non lo è affatto. Insomma, alla fine dei giochi, oggi ci troviamo punto e a capo.

Sicuramente le parole di Serra sono state condizionate dal dramma del ragazzo morto a Segrate. Sono convinto, però, che la sua sensibilità emotiva, infondo, derivi dall’aver avvertito una responsabilità recondita – in senso lato, ovviamente – come quella di un padre affettuoso. Altrettanto affettuosamente e sinceramente, dico a Serra che sì, i rave (ed è solo un esempio fra i tanti) sono un “baccanale triste”, ma la “sconfitta delle controculture giovanili” è un’eredità della sua generazione, non della nostra – noi, miseramente e colpevolmente, ci limitiamo a restare imbelli, incapaci di reagire, rassegnati a soffocare lentamente.

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Di Sostiene Proudhon (del 09/03/2008 @ 23:47:16, in Estemporanee, linkato 489 volte)
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Di Sostiene Proudhon (del 06/03/2008 @ 21:13:01, in Estemporanee, linkato 480 volte)
eppure, talvolta...

(Un fantasma si aggira per l'Europa, sto per tornare)
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07/09/2010 @ 5.27.06
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