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Quando voi avete pagato tutte le forze individuali, non avete pagato la forza collettiva; di conseguenza resta sempre un diritto di proprietà collettiva che non avete acquistato e di cui godete ingiustamente

Pierre Joseph Proudhon
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Sostiene Proudhon (del 28/06/2008 @ 14:04:44, in Politica interna, linkato 722 volte)

1. L’assoluzione disciplinare della Forleo da parte del Csm viene salutata con gioia dall’imputata e dagli stessi magistrati che l’hanno giudicata, quale dimostrazione dell’indipendenza dei giudici. Più che indipendenza, mi pare autoreferenzialità: se la cantano e se la suonano. Avrei apprezzato invece il coraggio di una sanzione che sapesse accompagnare al sacrosanto principio dell’indipendenza quello della responsabilità, perché l’autoindulgenza nuoce al profilo istituzionale della magistratura. Poi, magari D’Alema e Fassino erano davvero “consapevoli complici di un disegno criminale di ampia portata”; non sta a me dirlo come non sta al giudice per le indagini preliminari che ha il solo compito di costituirsi parte terza (ancor più terza del vecchio giudice istruttore, poiché a differenza di quest’ultimo non dispone dell’iniziativa probatoria) per valutare l’attendibilità del materiale probatorio e la fondatezza dei capi d’imputazione. Sorvoliamo pure sul fatto che la Forleo abbia confuso il destinatario della richiesta di autorizzazione a procedere (il Parlamento italiano invece di quello Ue): l’abnormità resta piuttosto evidente secondo me. Non da oggi il potere giudiziario attraversa una profonda crisi, e le principali responsabilità sono da additare alla politica che manca di fornire gli strumenti adeguati all’esercizio e al funzionamento della giustizia. Tuttavia la politica dovrebbe assumersi la resposanbilità, una vola e per tutte, di riformare l’ordinamento giudiziario stesso, rispettando la sovranità popolare con l’applicazione del risultato referendario sulla responsabilità civile dei giudici e ragionando sulla separazione delle carriere. Sono misure, queste, che non indeboliscono bensì rafforzano l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati - le garanzie consolidano la legittimazione del diritto.

2. Dunque i magistrati non son tutti dei santi, ma è sempre la politica a scagliare la prima pietra che con questo governo è diventata una vera sassaiola. Affrontare criticamente i punti di cui discutevo sopra non è facile se è in corso una guerra fra potere giudiziario e potere politico. Perciò è importante che, per quel che riguarda il potere politico, l’opposizione non sia lasciata nelle mani di Di Pietro. In primis perché per chinunque (figuriamoci per il Pd) è un dovere morale (parliamo di deontologia costituzionale e democratica) difendere l’autonomia della magistratura e contrastare il disfacimento delle istituzioni repubblicane, in secundis perché è necessaria un’opposizione politica che non scarichi le proprie responsabilità sull’azione giudiziara, finendo col danneggiare pure quest’ultima.

3. Dal partito liquido e autosufficiente al radicamento territoriale e alla strategia delle alleanze: ben venga, finalmente, la seconda opzione, ma non si può cambiare tanto radicalmente una linea politica senza convocare un congresso. Di democratico nel Pd v’è stato davvero poco finora, dalle primarie fino all’assemblea costituente; posso capire l’urgenza delle elezioni anticipate che imponevano una certa manovrabilità di brevissimo periodo, ma ora ci sono cinque lunghi anni da investire in un processo aperto, dinamico e trasparente. Fermo restando che bisogna rimescolarsi, un partito senza correnti non è un partito, è un comitato elettorale che esaurisce la sua attività al momento dell’elezione del leader; un partito vero è uno strumento di partecipazione costante, un luogo d’incontro e di dibattito permanente. E’ inevitabile che in un contesto del genere le istanze della base si aggreghino e sviluppino una dilaettica, talvolta competano. Se la leadership emersa da questo confronto non è in grado di esercitare la guida del partito, il problema non sono le correnti ma l’ordinamento interno del partito (vedi art. 49 della Costituzione...) o, al limite, il leader stesso. Fingere invece di superare la logica delle correnti per ritrovarsi sospinti da un compromesso di nomenklatura non solo è poco democratico, ma alla lunga non paga. Insomma, non serve a niente demonizzare le vecchie categorie novecentesche dei partiti di massa se poi dietro il marketing e la comunicazione si celano categorie ancora più vecchie, come quelle ottocentesche dei notabilati, dei trasformismi e della cooptazione.
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Di Sostiene Proudhon (del 03/06/2008 @ 17:33:25, in Lettere, linkato 769 volte)
Corriere della Sera del 3 giugno 2008, pagina 12: "No del rettore a Nazirock. Ma gli studenti della Luiss: vogliamo vederlo - Scontro dell'ateneo privato sulla proiezione del lungometraggio realizzato su Forza Nuova".
La lettera aperta, firmata dalla maggioranza dei rappresentanti degli studenti e dalla maggioranza delle sigle associative presenti all'università, la trovate qui.
Di seguito, invece, la lettera che a titolo personale avevo preparato per conto mio, prima che si pronunciasse il Presidente della Repubblica in occasione della festa del 2 giugno e prima che la comunità studentesca facesse propria questa causa - raggiungendo un inaspettato apice di aggregazione in un'università, la Luiss, piuttosto uggiosa da questo punto di vista.

Egregio Rettore Egidi,

In qualità di cittadini, prima ancora che di studenti, avvertiamo la necessità, se non il dovere, di portare alla sua attenzione e a quella della pubblica opinione alcune considerazioni sulla crisi vissuta dalle istituzioni universitarie, manifestatasi con particolare evidenza in questi ultimi giorni dopo i fatti di Roma.

L’aggressione di Via De Lollis, che ha visto coinvolti alcuni studenti dei collettivi di sinistra dell’università Sapienza e alcuni esponenti di Forza Nuova, è un fatto grave. Chiarire la dinamica dell’accaduto è compito degli inquirenti e non è nostra intenzione fare processi sommari o costruire teoremi; tuttavia crediamo fermamente che, seppur si trattasse di un episodio isolato, l’informazione abbia il diritto/dovere di fornire quanti più elementi possibile per consentire ai cittadini e alle istituzioni di valutare l’accaduto. Perciò abbiamo proposto alla nostra università, la Luiss Guido Carli, di organizzare la proiezione di “Nazirock”, un documentario sui movimenti di estrema destra in Italia realizzato dal giornalista Claudio Lazzaro: era nostra intenzione favorire la libera circolazione delle informazioni e delle idee e contemporaneamente promuovere un dibattito sui contenuti del documentario garantendo il diritto di replica agli organi dirigenti di Forza Nuova, il principale soggetto interessato dall’inchiesta di Lazzaro. L’organizzazione e la realizzazione di quest’evento avrebbe assunto ancor più significato alla luce dell’ostracismo di cui “Nazirock” è stato vittima: le proiezioni che erano in programma al Cinema Politecnico Fandango di Roma, al Cinema Anteo di Milano e all’Università di Bologna, sono state tutte annullate a causa delle diffide legali e talvolta delle intimidazioni mosse da Forza Nuova. Purtroppo, il diniego da parte dei dirigenti del nostro istituto ad autorizzare la programmazione di “Nazirock” ci impedisce di interpretare, come università e perfino come studenti uti singuli, un ruolo pubblico, sociale ed istituzionale, volto a trascendere la mera dimensione didattica dell’ateneo e a contribuire alla formazione allo svolgimento del dibattito pubblico. Non possiamo che rammaricarci per quest’occasione persa.

Ciò che è seguito alle violenze di Via De Lollis, poi, ci lascia ugualmente costernati. L’episodio che ha visto coinvolto il Professor Guido Pescosolido, Preside della Facoltà di Lettere della Sapienza, seppur ancora da chiarire, rivela un clima assai teso e potenzialmente pericoloso. Fermo restando che le responsabilità di atti violenti o intimidatori ricadono esclusivamente sulle spalle di chi ingiustificatamente li compie, dovremmo chiederci se non si siano ignorati alcuni segnali d’allarme e se non si abbia rinunciato a cercare e adoperare quegli strumenti utili a svolgere pacificamente e democraticamente il conflitto. Troppe volte, con la connivenza dei media e delle istituzioni, si è lasciato che la critica venisse fatta passare per intolleranza, l’anticonformismo per sovversione e la contestazione per prepotenza, ottenendo il solo risultato di emarginare il dissenso e acuire lo scontro. Fino a farlo esplodere.

Lamentiamo il ripiegamento delle università, delle coscienze accademiche come di quelle studentesche, in una dimensione privata, chiusa in sé stessa; vorremmo invece che l’università tornasse a rivestire una funzione pubblica non solo formativa, ma rivolta ad un orizzonte ben più ambizioso. Vorremmo, per esempio, che l’università avesse il coraggio di difendere i valori costituzionali in un momento di profonda crisi civile e culturale della società italiana, incentivando la circolazione di un documento di fondamentale importanza come il film realizzato da Lazzaro e contemporaneamente aprendosi al confronto e alla replica con i protagonisti del dissenso, senza paure, senza imbarazzi e con la consapevolezza del valore e della forza che fondano il metodo scientifico e universitario, costantemente impegnato nella ricerca delle verità.

Se il dibattito continuasse ad essere estromesso dalla sua sede naturale, ci vedremmo costretti a proseguire il nostro percorso al di fuori dell’università, privi delle dovute garanzie. Ci auguriamo che l’attuale stato delle cose possa cambiare e che gli studenti possano ritrovare i loro spazi all’interno delle istituzioni.

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07/09/2010 @ 5.41.27
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