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Quando voi avete pagato tutte le forze individuali, non avete pagato la forza collettiva; di conseguenza resta sempre un diritto di proprietà collettiva che non avete acquistato e di cui godete ingiustamente

Pierre Joseph Proudhon
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Sostiene Proudhon (del 28/01/2007 @ 19:12:34, in Frammenti, linkato 1269 volte)

Tratto da Comizi d'amore
di Pier Paolo Pasolini (1964)
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Di Sostiene Proudhon (del 27/01/2007 @ 22:38:07, in Corsivi, linkato 502 volte)
L'inchiesta de L'Espresso dà tanto fastidio soprattutto perché disvela quello che era già sotto gli occhi di tutti, cioè che il cattolicesimo è un dogma relativo.
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Di Sostiene Proudhon (del 27/01/2007 @ 17:48:50, in Politica interna, linkato 559 volte)

«Antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza oggi, al di là dei governi che si alternano alla guida di Israele». L’equiparazione di fatto, in occasione del giorno della memoria, tra antisemitismo e antisionismo è stata una presa di posizione forte da parte del Presidente della Repubblica, applaudita ma al contempo disapprovata con vigore da una minoranza critica della sinistra radicale, fermamente convinta dell’inopportunità storica o dell’illegittimità dello Stato di Israele, e non per questo tacciabile di antisemitismo. Ed effettivamente, sul piano logico il paragone non regge.

Ma quella che potrebbe sembrare una banalizzazione della questione israelo-palestinese è, in realtà, un atto politico ben preciso e studiato: infatti, nonostante la linea di demarcazione fra antisionismo e antisemitismo sia razionalmente ben evidente, da una prospettiva politica l’antisionismo, oltre a portare con sé il germe dell’odio razziale, risulta ormai obsoleto, antistorico e controproducente.

Il richiamo alla fonte ispiratrice dello stato ebraico e alle ragioni della sua nascita non va interpretato come un giudizio sulla giustezza del forzoso ritorno degli ebrei in terra santa, ma come un inquadramento delle cause e delle condizioni storiche che hanno generato Israele. Ed è proprio la storicità dello Stato d’Israele che denega qualunque validità dell’argomento antisionista. Dopo quasi sessant’anni, dire che la fondazione dello stato ebraico fu un errore è tanto vero quanto inutile – e talvolta non solo inutile, ma anche dannoso.

In occasione di un giorno come questo – il giorno della memoria – e in un periodo come questo, con il riaccendersi della crisi mediorientale all’ombra dell’Iran, Napolitano ha voluto sgombrare il campo da ogni possibile ambiguità, cercando di impedire che rigurgiti di antisemitismo possano tornare sotto mentite spoglie. Inoltre, ha voluto indicare una strada politica, sancendo l’inattualità e l’impercorribilità dell’antisionismo, e incoraggiando la ricerca di una soluzione che sia plausibile: è questo il consiglio, celato fra le righe del suo discorso istituzionale, che rivolge alla sinistra italiana.
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Di Sostiene Proudhon (del 25/01/2007 @ 13:09:14, in Frammenti, linkato 674 volte)

Tratto da Il signor Rossi e la Costituzione
di Paolo Rossi (2002)
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Di Sostiene Proudhon (del 24/01/2007 @ 18:12:37, in Massimi sistemi, linkato 618 volte)

L’etica e il suo fondamento coinvolgono non solo la discussione filosofica, ma costituiscono anche una delle problematiche principali della democrazia moderna. In quanto scienza della condotta, l’etica si occupa di stabilire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, pretendendo così di condizionare il comportamento umano. Va da sé che, se la distinzione fra giusto e sbagliato fosse palese, l’etica non avrebbe bisogno di porsi. Tale presupposto ne giustifica l’esistenza, e viceversa dalla sua esistenza se ne deduce l’impossibilità di palesare la suddetta distinzione; dunque non parliamo di un’etica sola, ma di molteplici etiche in competizione fra loro per discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

La causa del pluralismo etico risiede nel principio di inderivabilità di Hume, secondo cui non c’è modo di derivare asserti prescrittivi da proposizioni descrittive, o più semplicemente il dover essere dall’essere. Il dover essere, che è il senso dell’etica, può scaturire dalla morale individuale o da un comando divino, a seconda del punto di vista; in entrambi i casi, però, il suo fondamento resta puramente metafisico perché non codificabile dall’esperienza sensibile – cioè indimostrabile. A ragion veduta, quindi, l’individuo razionale sa di non poter identificare in nessun modo un’etica assoluta, e men che meno di poter rivendicare per sé la conoscenza di quell’etica e la sua applicazione. Questo non significa necessariamente rinunciare ad un atteggiamento etico, fondato che sia sulla morale individuale o su di un comando divino, ma comporta la consapevolezza della fallibilità e dell’arbitrarietà di quell’atteggiamento – condizione che nel caso di un’etica fondata sul comando divino, assoluto ex definitione, produce irrimediabilmente una contraddizione logica.

Conseguenza metodologica della legge di Hume è la separazione tra Stato ed etica, che prevede la remissione dell’etica alla sfera individuale ed il suo libero esercizio purché non leda i princìpi dell’ordinamento costituito. Uno Stato che imponesse un’etica univoca tramite la legislazione civile non sarebbe solo irrazionale, ma liberticida; la stessa dottrina del nazionalsocialismo si fondava sull’ethos, così come avveniva per il fascismo. Il pluralismo etico, nonostante sia attaccato su più fronti da ambienti della cultura e della politica, costituisce insieme la precondizione e la condizione necessarie alla democrazia moderna.
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Di Sostiene Proudhon (del 23/01/2007 @ 20:51:19, in Corsivi, linkato 500 volte)
Diceva Nietzsche che «chi mangia alla stessa tavola di un prete sia proscritto: con ciò egli si scomunica dalla retta società. Il prete è il nostro Ciandala – lo si deve mettere al bando, affamare, menare in ogni specie di deserto». Nietzsche doveva essere uno di quelli che la Bibbia non l’ha solo letta, ma l’ha anche capita.
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Di Sostiene Proudhon (del 22/01/2007 @ 17:46:16, in Ipse dixit, linkato 343 volte)

“…vedo anche una Chiesa che incalza più che mai, io vorrei che sprofondasse con tutti i papi e i giubilei…”

Giorgio Gaber, La razza in estinzione
(La mia generazione ha perso, 2001)
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Di Sostiene Proudhon (del 22/01/2007 @ 15:10:02, in Ipse dixit, linkato 383 volte)
"La guerra [in Iraq] è stata un errore di concetto, non solo di esecuzione. Ha fatto un danno enorme alla nostra reputazione nel mondo, e ha indebolito la nostra capacità di combattere il terrorismo".

Barack Obama
candidato alle primarie democrats 2008
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Di Sostiene Proudhon (del 21/01/2007 @ 14:10:32, in Corsivi, linkato 254 volte)
Mettete dei fiori nei vostri preservativi.
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Di Sostiene Proudhon (del 19/01/2007 @ 20:03:02, in Politica interna, linkato 449 volte)

Personalmente non ero al corrente di un progetto in corso d’opera per una base militare americana nel vicentino. Ed ho come l’impressione che nemmeno i leader della sinistra radicale fossero sulla notizia, visto che hanno raccolto la palla di rimbalzo dopo che la polemica era già iniziata. Sta di fatto che il precedente governo si sia impegnato in tal senso e che oggi, a pochi giorni dall’inizio dei lavori, una parte di popolazione locale abbia dato vita ad una protesta di natura urbanistica e logistica; a quest’ultimi si sono poi uniti movimenti no-global, pacifisti e infine i partiti adducendo motivazioni ideologiche e politiche ed aumentando così la portata dello scontro. Una posizione legittima, ma fuori contesto.

Non mi pronuncerò sull’opportunità politica della scelta operata dal precedente governo, perché non ce n’è bisogno: facciamo parte della Nato e il grado di subordinazione dimostrato da Berlusconi nei confronti del governo americano non si misura certo dalla logistica delle basi sul territorio. Attribuire un valore politico ad una decisione di carattere amministrativo, determinata tra l’altro nella passata legislatura da un altro governo, è o un’ingenuità o un’ipocrisia (strumentale). La durissima critica da rivolgere all’amministrazione Bush non potrebbe passare, anche volendo, attraverso l’inadempienza di un impegno preso dall’Italia: l’unico risultato ottenuto sarebbe quello di perdere ogni credibilità. Il dissenso si esprime con la politica, e non è il caso della base di Vicenza; il ritiro delle truppe dall’Iraq è politica, il multilateralismo in Medioriente è politica, la reazione di D’Alema a seguito dei raid in Somalia è politica. Contestare un dormitorio americano non è una scelta strategica ma strumentale, a meno che non si voglia mettere in discussione l’alleanza Nato – un obiettivo che attualmente “non è nel programma”, e la cui contropartita potrebbe essere un cedimento sull’Afghanistan.

Prodi ha fatto bene a non cadere nella trappola, riaffermando la natura locale del problema. Questo governo non ha solo il delicato compito di muovere una critica ferma e credibile alla politica estera unilaterale che ha caratterizzato le ultime vicende internazionali, ma si pone anche il difficile scopo di promuovere una nuova stagione multilaterale ed europea: entrambi gli obiettivi necessitano di un rapporto solido con gli Stati Uniti. Revocare la disponibilità politica alla costruzione della base di Vicenza significherebbe ridimensionare la credibilità internazionale dell’Italia scadendo dalla critica all’ideologica antiamericana, una scelta poco condivisibile e soprattutto controproducente.
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